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Pochi di Salorno 2019 PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   

DA LAGHETTI A POCHI DI SALORNO.

Domenica 7 aprile 2019


Dopo il lungo letargo invernale in cui abbiamo lasciato a riposo i nostri zaini e scarponi, è finalmente arrivata la prima domenica di aprile e ci siamo subito ripresi di buona lena e rimessi in moto con la speranza di rinnovare emozioni naturalistiche durante tutte le nostre prossime escursioni.

Pur se non molto numerosi, siamo partiti da Riva e in poco meno di due ore eravamo già arrivati nel punto di partenza della scampagnata, Laghetti di Salorno. Scesi dal mezzo e ristorati da un buon espresso nei bar della zona, ci siamo incamminati a gruppetti su un leggero sentiero collinare fra prati e vigneti che a sud/est meravigliosamente incorniciano la chiusa di Salorno nella bassa Atesina.

Il tempo clemente per tutto il giorno, ci ha permesso di godere della salubrità dei boschi attraversati e della visione del magnifico paesaggio collinare sottostante.

 

 

Il sentiero parte da un antico ospizio. Risalita la valle del Rio Lauco ed attraversato nel bosco un antico ponte romano, verso le ore dodici siamo giunti al paesino di Pochi di Salorno, ove in un ristorante del luogo ci attendeva un pranzo alla carta che presentava sul menù svariate prelibatezze di ricette locali che inevitabilmente abbiamo consumato, a prezzo modicissimo.

Ben sazi, siamo quindi usciti e nel primo pomeriggio abbiamo ripreso insieme la via del ritorno. Già dopo la prima mezzora di cammino molti di noi si sono soffermati, con grande sorpresa, a filmare e fotografare le circa duecento opere scultoree sparse in maniera casuale nei prati e nel faggeto di circa un ettaro, al di sotto del paese. Le figure presenti sono di varie forme e dimensioni oltreché di materiali diversi (bronzo, marmo, legno) e sono qui posate fin da prima degli anni novanta dall’artista bolzanina Sieglinde Tatz Borgogno.


Scesi a valle, attraversato il paese di Salorno con i suoi bei palazzi, prendiamo il “sentiero delle visioni” che in 20 minuti ci porta, con ripidi tornanti scoscesi, all’ingresso, con bel portale, di Castel Haderburg, uno dei più suggestivi dell’arco alpino.

 

 

Alcuni di noi vi sono giunti con il fiato in gola; la soddisfazione è stata tanta per coloro che mi hanno accompagnato, concludendo così al meglio, con le foto scattate fra le rovine del maniero, la prima gita di stagione.

Edoardo e Rosa