Immagine casuale 2017

Immagine casuale 2016

Immagine casuale 2015

Immagine casuale 2014

Immagine casuale 2013

Immagine casuale 2012

Immagine casuale 2011

Immagine casuale 2010



Designed by:

IL FIUME SARCA E LE MAROCCHE
Scritto da Redazione   

Domenica18 aprile 2010.

Cronaca di una interessante passeggiata lungo il Sarca e sulla vecchia strada delle Marocche nel comune di Dro.

Il filo conduttore ci è dato dal volume “La via al castello” di Monica Ronchini, Renato Turrini e Marialisa Viaro,

nell'ambito del progetto “le antiche strade del Basso Sarca” a cura del MAG (Museo Alto Garda).

E' una domenica con cielo coperto e piovigginoso ma con successivi sprazzi di sole.

L'appuntamento del Gruppo Micologico “Don Porta” è nei pressi di Maso Trenti ed il gruppo (una trentina di partecipanti)

è accompagnato dalle nostre Marialisa e Marinella. Ci fa da guida il vice presidente della locale sezione pescatori Elio

Matteotti.

Ci inoltriamo per il primo tratto lungo la stradina sterrata che affianca il Sarca. Osserviamo i resti di Archeologia

Industriale elettrica costituita dalla centrale di Dro, ora dismessa salvo per una piccola turbina ancora in funzione

alimentata dall'acqua destinata ai consorzi irrigui. Appare ancora imponente l'edificio di pietra composta da due corpi

affiancati con tetti a due spioventi; sul frontone sud campeggia la scritta scolpita nella pietra che ricorda

l'inaugurazione ufficiale del complesso idroelettrico alla presenza del principe ereditario Umberto di Savoia

il 18 maggio 1924.

Proseguiamo passando nei pressi di quello che resta del complesso idroelettrico con la condotta forzata.

 

 

Entriamo poi nel “mare sassoso” delle Marocche raggiungendo il lago Solo. Aldo Gorfer, nel suo volume “Le Valli

del Trentino” lo descrive come “Il fondo di un catino desertico”. E' classificato come un laghetto di frana. Qui

effettuiamo una sosta dove Marialisa ci illustra la genesi e le caratteristiche delle Marocche, fenomeno che interessa

 il solco del Sarca in questa zona, dovuto al distacco di più frane durante i millenni dai monti Brento e Daino.

 

 

Questo paesaggio caratteristico ed unico, formato da una pietraia con massi di grosse dimensioni, si estende per oltre 14 kmq.

Riprendiamo il cammino e, percorrendo il sentiero, sbuchiamo sulla S.P. 84 per la Valle di Cavedine; attraversato

questa, ci inoltriamo attraverso i filari di meli in fiore fino alla forra del rio Salagoni e alle fontane dell'Albanella, attraverso

uno tratto della “ Via al Castello”. Sopra domina il tutto il Castello di Drena. E' qui la 2° parte della lezione di Marialisa

su “campi coltivati, acqua che sgorga intermittente ai piedi dei monti, la forra del rio Salagoni con la splendida cascata,

i muretti a secco”: una splendida lezione anche sulla flora locale, le orchidee, le piante caratteristiche di quell’ambiente,

con la particolare presenza, ai piedi della forra, di due splendidi salici piangenti.

E' mezzogiorno, il tempo è incerto; torniamo alle macchine e decidiamo di portarci al lago Bagatoi. Pranzo al sacco sulle

rive del laghetto; Orazio, con l'amico Gianni, esperto di lenza, riempiono un'invidiabile cestello di grossi pesci (con un’esca

infallibile o per la voracità delle trote).

Nel primo pomeriggio ha fatto capolino qualche sprazzo di sole e ci inoltriamo nella pineta di Dro intorno al lago per una

interessante passeggiata tra il pino nero, messo a dimora all’inizio del 19° secolo dal governo austriaco.

Nel secondo pomeriggio torniamo a casa, non prima di aver ringraziato Marialisa e Marinella, mentre il cielo si va rischiarando.

Carlo M.

 

 

 

 

 
CASTEL CORNO E MALGA CIMANA
Scritto da Redazione   

Domenica 9 Maggio 2010

Eravamo tanti, tutti molto interessati a visitare questo particolare maniero, in parte incassato nella

roccia ed in parte eretto su un “corno” naturale di calcare, staccatosi dal monte Biaena alla fine delle

glaciazioni.

Venne costruito dopo il 1000 in una zona già abitata da 9000 anni. In alcune grotte individuate durante

interventi di restauro furono trovati stanze, cunicoli e corredi funerari dell’Età del Bronzo Antico

(2200-1650 a.c.). La sua posizione permetteva il controllo e la difesa del territorio da invasioni ungare,

saracene, normanne.

Al 12° sec. risale l’inizio della costruzione del castello, arroccato come fortificazione a protezione e

dominio di nobili. La prima struttura era forse in legno (castelliere), in seguito successive costruzioni

sullo sprone roccioso e rifacimenti del 14° sec. lo dotarono di un’ardita scala a pioli retrattile e

torrette per appostamento difensivo per piccole guarnigioni e per uso militare non residenziale.

 

      

 

Le poche notizie che si hanno della rocca attestano che nel 1178 la primordiale costruzione

apparteneva ai Signori di Castelcorno, successivamente, come castello feudale del principato

vescovile di Trento il maniero fu affidato ai Castelbarco.

Fu a lungo conteso fra principe vescovo, famiglie nobili della zona tra cui i Lodron fino

a passare infine ai Lichtenstein si estinsero alla fine del 1700: cadde quindi in disuso e spogliato di

arredi e usato dagli abitanti dei paesi limitrofi come “cava da materiali” e pietre lavorate. La visione

del castello che si ha dal piazzale sottostante è stupefacente, completamente mimetizzata nella pietra,

con solide mura che lo difendono verso il fossato sotto il monte Biaena, varie porte di guardia,

sale del palazzo comitale, cisterna e scale di accesso scavate nella roccia. All’esterno del castello

 superiore, durante i restauri svoltisi fra il 1987 e il 2003 con disboscamento e consolidamento

della struttura, è stata posizionata una ripidissima scala in legno che porta alla struttura alta: essa

è assolutamente inviolabile e conserva ancora tracce della vecchia cucina, magazzini, pozzo e torri

di avvistamento.

 

 

 

Dalla sommità lo sguardo spazia su tutta la valle dell’Adige, da Castel Beseno, alla città di Rovereto

fino ad Ala con la visione di tutte le montagne intorno. Si respira un’aria cristallina,

diversa, ci si sente immersi nel passato mentre il nostro pensiero va a chi è riuscito ad ancorare

pietra su pietra sulla roccia viva, in modo così saldo che solo la mano rapace dell’uomo ha potuto

scalzare.

Lasciato il castello ci siamo diretti verso Malga Cimana nei pressi del lago di Cei, dove abbiamo

pranzato chi al sacco  chi alla Malga stessa e passeggiato nel bosco e nei prati che si stavano

risvegliando nella primavera. Nel ritorno, lungo la strada per Villa Lagarina, ci siamo fermati

al castello di Castellano trovando il proprietario che ci ha aperto la sua dimora e ci ha illustrato

la storia travagliata del castello.

MINISA E MARINELLA

 
CASCATE DI STANGHE, CASTEL TASSO E VIPITENO
Scritto da Redazione   

Domenica 23 maggio 2010

Recupero dalla memoria l'escursione al canyon di Stanghe in Val di Racines. Il ricordo mi ritorna bello, sereno,

eravamo in fila indiana, su, su per la stretta gola, sui gradoni di marmo bianco. Rumorosissimo per lo scosciare dell'acqua;

 a salti, ora brevi, ora spettacolari. Salivo, salivo, gradino dopo gradino come fossi sola a godere di quel mondo

fantastico. Sola in quel frastuono, leggera, felice.

 

    

 

L'acqua è veramente l'elemento primo per la vita. La discesa,

piacevolissima sul sentiero dei prati. Ritornerò.  INES

C’ero già stata in precedenza ed il ricordo era persistente ed intenso. Castel Tasso, nei dintorni di Vipiteno, è un unico,

intatto maniero del 1200 con un’atmosfera antica che si ritrova nella cucina duecentesca annerita in ogni dove, con focolare

rialzato, nella cisterna ottagonale nel cortile, nelle scalinate di legno e pietra che portano ai piani superiori.

 

 

                                                                                                                  

 

La “sala degli uomini” dove il signore e gli armigeri si ritrovavano per mangiare ma anche per fustigare i prigionieri alla

colonna di legno che conserva ancora tracce di tali torture, la “sala delle dame” contenente vecchi e preziosi arcolai e

bauletti intarsiati, la prigione scavata nella roccia, la vecchia torre d'abitazione ancora intatta con il dormitorio per gli

scudieri a scomparti che ha la forma di un grande cassone di legno mi trasmettono un forte senso del passare del

tempo ma anche una certa angoscia per la vita di stenti che si faceva, anche in una castello, nel Medioevo. Il freddo e

 l’umidità d’inverno erano  una costante.

 

                                                        

 

La rocca ha conservato buona parte dell'arredamento tardogotico. Per

duecento anni il castello fu sottoposto alla sovranità del Tirolo che nel corso degli anni lo diedero in feudo a diverse

famiglie nobiliari. Nel 1470 fu ceduto all'Ordine Teutonico, al quale è dovuto il suo aspetto attuale e gran parte

dell'arredamento. Dal 1813 divenne proprietà dei Conti Thurn und Taxis.

Preziose testimonianze della ristrutturazione quattrocentesca sono la splendida sala Verde, così chiamata per il colore

della decorazione pittorica che simula un rilievo, e l'elegante preziosa cappella di San Zeno, preceduta da un eccezionale

cancello di legno abilmente intagliato e traforato con raffinati motivi geometrici. Alla fine del quattrocento risale anche

la cosidetta 'camera del Capitolo' che conserva l'originale arredamento gotico.

 

       

 

UN DUELLO LEGGENDARIO
Un'antica leggenda narra che per porre fine alla guerra che si trascinava da anni fra Castel Tasso (Schloss Reifenstein)

e Castel Pietra (Schloss Sprechenstein), posti l'uno di fronte all'altro sugli opposti versanti della valle, venne deciso di

affidare le sorti del conflitto ad un duello di tiro con l'arco. I due signori impegnati nella sfida, saliti ciascuno sulla torre

del proprio castello, imbracciarono l'arco e scoccarono la freccia fatale. Ma la loro abilità fu tale che le due frecce

s'incontrarono a mezza strada, cadendo entrambe nella vallata. Questo accaduto venne interpretato come un

ammonimento divino a non continuare quella futile guerra che aveva arrecato soltanto danni agli abitanti, ai campi

e ai possedimenti dei due feudi.

MINISA

Ultima, ma non meno importante meta della giornata; Vipiteno, antica città, la più settentrionale d'Italia, con uno dei

centri storici pedonali più suggestivi dell'arco alpino. Incastonata come un piccolo gioiello sul versante meridionale delle

Alpi, affonda le sue radici nella tradizione tirolese e nei costumi di un tempo, testimoniate dalle gradevoli vetrine: design

italiano e tradizione tirolese che si ammirano lungo la via principale insieme portici, a palazzi tardogotici di bella fattura

che testimoniano il suo fiorente passato di città mercantile e lo sfruttamento delle miniere circostanti. Interessante la

Torre delle Dodici, simbolo della città che divide il centro storico dalla città nuova, il Municipio con la sua Stube

gotica, le insegne a bandiera e la chiesa parrocchiale costruita dai cittadini e dai minatori. Nei dintorni si possono ammirare

i ghiacciai delle Alpi Breonie di Levante e di Ponente con la vetta del Gran Pilastro 3.510m. e del pan di Zucchero 3.505m.

Obbligatoria una sosta per l’aperitivo o un gelato.

MARINELLA

 
<< Inizio < Prec. 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 Succ. > Fine >>

Pagina 39 di 41