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MONTE ZUGNA - SENTIERO DELLA PACE
Scritto da Redazione   

Mercoledì 2 Giugno 2010

 Caleidoscopio di impressioni e emozioni a ruota libera :

la purtroppo limitata partecipazione, le incerte condizioni meteorologiche all’inizio poi sviluppatesi in una magnifica

giornata, il freddo vento pungente che ci ha accolti non appena scesi dalle vetture sono stati compensati dal panorama

mozzafiato che ci si è parato davanti a 360 °  con le cime innevate di Adamello, Brenta e  Presanella, i versanti est

di Baldo e Stivo, il Gruppo del Pasubio e la sommità dello Zugna. Il suggestivo cimitero militare a perenne ricordo

dell’infinita stupidità umana che da millenni, e temo per i millenni a venire, cerca di risolvere divergenze, smanie di

espansione territoriale, ripicche, incomprensioni, ecc. mandando a morire i suoi giovani migliori, le evocative e stringate

parole della nostra guida Maurizio hanno fatto rivivere davanti i nostri occhi una montagna brulla, martoriata dai colpi

di mortaio e obice, con camminamenti e trincee da dove si fronteggiavano, talvolta da pochi metri di distanza, le truppe

italiane e austriache in una snervante altalena di avanzate e ritirate con gli inevitabili episodi di eroismo e codardia

ma con un sottofondo, ormai dimenticato, di cavalleria e rispetto per gli avversari con regole che imponevano la

cessazione delle ostilità al calar del sole fino ad una sembianza di cameratismo quando italiani e austriaci si trovavano

la sera attorno ad una fonte. Ulteriore breve tragitto in macchina per arrivare al Rifugio Monte Zegna,

 

       

 

e poi camminata di mezz’ora per arrivare al Parco della Pace, una conca che doveva essere un importante complesso

militare come testimoniano i molti ben restaurati resti di manufatti come ospedale militare, casematte, depositi, iniziate e

 mai finite gallerie scavate nella roccia

 

       

ed un sistema di raccolta acqua piovana ancora in funzione: è incredibile come solo

abbastanza recentemente ci si sia resi conto della necessità di salvaguardare vestigia di assoluta valenza storica

mentre per decenni, dopo la fine della prima guerra mondiale, tali reperti venivano considerati come cave di pietre

già pronte squadrate e travi in legno da utilizzarsi dal primo che le prendeva per la costruzione di abitazioni nella

zona. La stessa storia dei nostri castelli, ad un certo punto non più utilizzati e caduti in rovina e solo in epoca abbastanza 

recente riscoperti e rivalutati.

Incontriamo altri escursionisti, viene naturale salutare e si è ricambiati, se lo fai in città ti guardano strano; “non lo conosco,

che vuole da me quello lì?”, è incredibile ma in montagna si diventa tutti più civili; c’è anche un gruppo di pargoletti

accompagnati da genitori e insegnanti, genitori che arpionano i bambini per tenerli lontani dal ciglio del sentiero, bimbi

felici se possono avvicinarsi e sporgersi sullo strapiombo, pochi passi sopra il Parco e ti si apre davanti tutta la valle

dell’Adige fin quasi a Verona con i monti Lessini e in lontananza vedi persino l’estremità sud del Garda; poi una coppia

con buone gambe si è portata sulla sommità dello Zugna, altri hanno continuato verso una malga seguendo un dolce

e bonario sentiero in discesa che ha poi sfoderato tutta la sua grinta e cattiveria quando si è trattato di rifarlo

all’incontrario e altri, più sedentari, hanno optato per una breve escursione sui prati per poi ritrovarsi nel Rifugio

per ottimo pranzo, indispensabile un caffè corretto alla fine, moderato il conto, piacevolissima compagnia, tempo

volato nella reminescenza di viaggi e avventure. Facendo una collana con i viaggi dei sette a tavola, sarebbe

stato possibile fare per tre volte il giro del mondo, chiacchierata continuata all’aperto sotto un magnifico sole,

arrivo alla spicciolata degli impavidi camminatori. Ottima giornata.

SCOZ

 
IL MONTE BALDO E LA SUA RISERVA INTEGRALE
Scritto da Redazione   

Mercoledì 23 Giugno 2010 

Abbiamo organizzato una gita infrasettimanale per i nostri soci e vi hanno partecipato circa una trentina di persone. L'artefice

e guida era il nostro amico Giacomo Benuzzi, presidente del GAM di Malcesine. 

Nel nostro gruppo ci sono alcuni ragazzini che, in prossimità della caserma, alla vista di numerose marmotte si entusiasmano:

è un piacere assistere alla loro meraviglia. Devo far loro i complimenti per il comportamento corretto durante il percorso,

per la curiosità che hanno dimostrato e per la richiesta di spiegazioni storiche/naturalistiche che hanno spesso stimolato

la memoria del nostro Silvano Manzoni, esperto botanico.

 

        

 

A Tratto Spino (Trè de Spei per indicare, in dialetto veneto “tratto di vegetazione cespugliosa - incolta”), la guida ci fa notare

un muretto a secco circolare con un'apertura dove le bestie al pascolo si rifugiano all'avvicinarsi della tempesta, sapendo

che per la conformazione del posto la grandine viene spazzata via.

Ci inoltriamo nella Riserva Integrale “Lastoni Selva Pezzi”, uno degli ambienti di maggior interesse botanico e faunistico di

tutto il Baldo, notando la vegetazione fatta principalmente di abeti bianchi e rossi, larici dominanti sui faggi tanto che

questi stentano a crescere. Nella fascia pedemontana sopravvive il pino silvestre. Scendendo sul “ El sentè de le vàche”

dove passavano, alla chiusura della Malga Tratto Spino, per i pascoli più bassi o alle stalle d'inverno, si trova la “Pozza

Pezzon” creata appositamente perché i volatili, sia stanziali che di passaggio, possano trovare da bere: in questo modo

non devono spostarsi e restano nella Riserva dove sono protetti.

Prendendo poi la “Via del Foch” verso il “Colonei” (definizione latina de “Il ceppo di confine”) e il “Mont de Bis”, sentiero

panoramico verso una malga, è il momento di fare un leggero spuntino prima di affrontare un dislivello di circa 300 m.

per ritornare sulla cima.

 

 

 

Dopo un ripidissimo tratto in salita, percorriamo un sentiero che si snoda attraverso i prati con una spettacolare fioritura,

con molte specie endemiche e rare: si trovano così numerose sul Monte Baldo perché costituiscono i resti della flora

preglaciale. Infatti il monte è situato a meridione delle Alpi e durante i vari periodi glaciali le sue vette più alte non

furono coperte dai ghiacci e dalle nevi perenni, per cui sopravvissero alcune specie dell’antica flora.

Fermarsi ad ammirare, fare delle foto con una piacevole brezza che saliva dal Garda era un incanto: come essere

in paradiso?

Nella caserma del GAM, il nostro Giacomo e i suoi collaboratori, sempre gentili e ospitali, ci hanno preparato

una buona pastasciutta accompagnata da ottimi salami e formaggi, per finire in allegria una indimenticabile giornata.

MARINELLA

 
AUSTRIA: GROSSGLOCKNER E VILLACH
Scritto da Redazione   

Sabato e Domenica 10/11 Luglio 2010

Le bellezze naturali che andiamo a vedere sono esaltate durante tutto l'itinerario dal bel tempo che ci accompagnerà sempre.

Ci fermiamo a S. Candido e qui, come in pochi altri posti di montagna, è piacevole lo “struscio”: le vie pedonali si snodano

tra case bellissime e cariche di storia. Visitiamo la Collegiata del 1140, considerata tra gli edifici romanici più importanti delle

Alpi Orientali.

           

 

 

Proseguiamo verso l'Austria; seguendo la direttrice naturale dell'ampia valle della Drava, attraverso Lienz, arriviamo a

Heiligenblut.

 

 Siamo in un fantastico paesino in un ampia conca da cui si gode la vista della piramide del Grossglochener

(con i suoi 3797 m. è la cima più alta dell'Austria) e un superbo anfiteatro di monti che le fa da corona. Visitiamo la

parrocchiale gotica che domina l'abitato. Nel caratteristico cimitero intorno alla chiesa, troviamo alcune tombe di alpinisti

caduti sul Grossglochner.

  

 

Dopo la pausa - pranzo saliamo verso il ghiacciaio, percorrendo una strada di straordinaria bellezza; ci fermiamo in prossimità

di una terrazza panoramica con vista sulla lingua di ghiaccio del Pasterze.

 

 

Ci incamminiamo attraversa un territorio di alta montagna unico nel suo genere, raggiungiamo l'osservatorio Swarovski

dove campeggiano una statua ed una lapide che ricorda l’imperatore Francesco Giuseppe. I più ardimentosi, per

avvicinarsi di più al ghiacciaio, infilano una serie di tunnel nei quali sono raccontate e illustrate numerose leggende locali

legate agli antichi abitanti del luogo; i più fantasiosi tentano di fare amicizia con le numerose marmotte gettando loro dei biscotti.

 

 

       

 

 

Verso sera arriviamo a Villach, importante città della Carinzia. Al mattino visitiamo questa antica città, sulle rive della Drava

e la nostra guida ci racconta la sua storia che parte dall’età del bronzo all’avvento dei Romani (a partire dal 15 a.c

vennero lasciati sul territorio urbano numerosi reperti) ai giorni nostri come centro termalemolto conosciuto.

 

            

 

 La via principale è fiancheggiata da case antiche; ammiriamo dal bel cortile, l’interno della casa di Paracelso, noto

alchimista, astrologo, medico eccelso e figura tra le più rappresentative del Rinascimento, grande filosofo (fra i suoi

pensieri è possibile trovare riflessioni che ci lasciano ancora oggi sorpresi e interdetti, tra cui curare alcune malattie

con il mercurio); attraverso l'Hotel Posta e il suo giardino, raggiungiamo la gotica chiesa di S. Giacomo e ritorniamo

sulle rive verdi e amene della Drava.

 

 

 

Partiamo per Landskron che si trova alla periferia di Villach vicino all' Ossiacher See.

Verso il lago dominano le pittoresche rovine del Castello e qui, tra le sue mura turrite ed i bastioni, assistiamo alla

spettacolare esibizione di alcuni rapaci ben addestrati da validi falconieri (aquila, falco pellegrino, gufo delle nevi, astore,

corvo reale).

 

                  

 

Riprendiamo il viaggio dopo una sosta per il pranzo in un tipico locale e, passando per il Passo del Tarvisio, raggiungiamo

la Basilica romanico/gotica di Aquileia.

 

           

 

In essa ammiriamo lo stupendo pavimento in mosaico paleocristiano (IV sec. d.c.), il campanile ed il battistero

esagonale. Finiamo la nostra escursione brindando con vini tipici in una vecchia azienda

 

          

 

vinicola friulana. Pungolati dal nostro splendido e preferito autista Marco, preoccupato per il traffico di rientro dal mare,

lasciamo troppo presto con rimpianto la cantina. CARLA B

 
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