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Escursione micologica a Tremalzo
Scritto da Redazione   

Escursione micologica a Tremalzo

Venerdì 20 Agosto 

L'escursione in una giornata infrasettimanale era stata programmata per raccogliere un po' di funghi da esporre alla mostra micologica di Molina di Ledro in programma la domenica successiva. In più di venti soci, siamo partiti dalla sede con le nostre macchine per la val di Ledro e lungo il percorso abbiamo incontrato Roberto, il nostro esperto micologo, che ci ha poi guidato nei boschi di Tremalzo alla ricerca di funghi. Durante l'escursione è stato spesso chiamato dai nostri “fungaioli “ per un parere sui miceti trovati e per valutare la loro utilità per la mostra; questi interventi non sono stati richiesti per le numerose “brise” raccolte, tanto che quando ci siamo ritrovati al termine dell'escursione per il controllo dei funghi, abbiamo constatato che tutti avevano fatto un buon bottino, sopratutto di porcini. Ci siamo poi fermati alla vicina malga per l'acquisto di un buon formaggio e per fare un controllo generale del raccolto, visto che alcuni erano andati in zone più lontane. Al termine una parte di noi è tornata a Riva, altri , vista la giornata favorevole, hanno fatto un altro giretto nei boschi per incrementare il loro “cestino”.

La giornata è stata bella, la temperatura mite ed i boschi non erano particolarmente affollati come capita spesso nella zona nelle giornate festive; azzeccata è stata la scelta di programmare l'escursione in un giorno feriale. Un ringraziamento agli organizzatori ed a Roberto per la sua disponibilità dimostrata nei nostri riguardi.

 A.G.

 
VAL DI FUNES
Scritto da Redazione   
  1.  

 

La Val di Funes, balcone con vista sugli…. “aghi”

“

 

 

 

Verdissima e preziosa

”: sono le due parole con le quali definirei questa valle che ho già

visitato nella direzione di Malga Gampen e Rifugio Genova.

Questi aggettivi calzano a pennello alla Val di Funes, ancora poco toccata dai flussi del grosso

turismo, mantenutasi sufficientemente integra e ben radicata a tradizioni che altrove vanno

perdendosi.

L’inizio di questa giornata mi ha fatto subito pensare che sarei andato “nel posto giusto al

momento sbagliato”! Sì perché il mattino si è presentato uggioso, ricco di nuvole pronte a

“esplodere”. D’altronde il meteo annunciava tempo molto instabile, soprattutto dal pomeriggio.

Il viaggio in pullman è stato, come in altre circostanze, molto piacevole, ancor più quando alla

guida del mezzo c’è il valente e brillante Marco, dimostratosi sempre all’altezza della

situazione, in particolare dopo l’uscita dall’autostrada a Chiusa. Infatti, la strada, incassata

nella valle, ricalca per alcuni chilometri il percorso del Rio di Funes, ora sulla sua destra, ora

sulla sinistra. Il tutto in un’atmosfera rilassata, quasi sospesa nel tempo, che è uno dei punti

forti della Val di Funes.

All’arrivo del pullman nel posteggio di Malga Zannes, ci siamo affrettati a indossare gli

scarponi per iniziare l’escursione. In quest’occasione ho dato una mano a Marinella che

capeggiava il “gruppo dei 43”, nel fare “la scopa”, cioè nel “chiudere” il gruppo, anche per

evitare che qualcuno potesse prendere altri sentieri, nelle biforcazioni che s’incontrano lungo

il percorso.

Un piccolo drappello di 8  persone del nostro gruppo ha preferito prendere il bus navetta

che fa la spola con il rifugio Odle.

Dopo una salita un po’ impegnativa, ma non lunga, siamo giunti alla Malga Glatsch (m.1900 -

superando un dislivello di oltre 200 m. dal posteggio del pullman) e, dal momento che una

settimana prima (insieme a Marinella e Nicola), durante un giro di ricognizione, avevo scoperto

la produzione di uno strudel favoloso, si è pensato bene di trasferire l’informazione a tutto il

gruppo che ha colto l’occasione per fare una colazione buona ed energetica.

Da questo pianoro ci è apparso uno spettacolo mozzafiato: sembrava davvero di toccare con

mano il gruppo montuoso delle Odle che, non essendo coperto dalle nuvole, si lasciava

ammirare in tutta la sua estensione.

Abbiamo ripreso la camminata, sempre con una certa tranquillità, dall’inizio del sentiero che è

posto proprio ai piedi del gruppo, chiamato, non a caso “la via delle Odle”.

Ancor più ci ha emozionato quello che abbiamo visto all’arrivo della Malga Casnago, dove le

montagne, ancora sgombre di nuvole, con la loro magnificenza, sembravano messe apposta,

come in una scenografia da cartolina, dando vita ad uno spettacolo di incomparabile bellezza.

L’assaggio dello yogurt con i mirtilli è stato un’ulteriore gratificazione da sommare alle

meraviglie ambientali di cui stavamo godendo.

Notizie socio-culturali della Val di Funes

Nell'ambito del Parco Naturale Puez-Odle di cui fa parte, è la sola valle di popolazione, lingua e cultura

germanofona, al contrario dei paesi della Gardena e della Badia, essi pure inseriti nell'area protetta, prevale

l'elemento ladino.

La Val di Funes è, nell'ambito del Parco, è quella che mantiene più saldo il rigido diritto ereditario del maso

indiviso, la regola cioè del passaggio dell'intera proprietà al solo primogenito: una norma che potrebbe essere

reputata iniqua ma fondata sulla necessità di non frammentare i possedimenti garantendone la continuità nel

tempo e assicurando, al contempo, la solidità sociale ed economica dell'intera valle.

Unico, o quasi, nella sfera di un ambiente alpino in cui spesso si tende a conseguire un tornaconto

economico da interventi poco rispettosi per il territorio, fu il cosiddetto "movimento per la conservazione delle

Odle": quando all'inizio degli anni Settanta fu sistemata la delimitazione dei confini del Parco Naturale

Puez-Odle, il piano regolatore prevedeva un vasto comprensorio sciistico nell'alta Val di Funes con

collegamento ai "caroselli" di Badia e Gardena. Solo la sollevazione popolare dei valligiani, concretata in

oltre 5000 firme, respinse il progetto che, di fatto, avrebbe segnato la fine della tranquillità della valle.

L'episodio è tuttora citato come pietra miliare nella politica di tutela ambientale, e non solo altoatesina.

Il ritorno è stato caratterizzato dalla formazione di due gruppi. Il primo, condotto da

Marinella, ha scelto il rientro attraverso la strada forestale (che è percorso dal bus navetta)

più comodo da percorrere. Il secondo, condotto da me, ha percorso un sentiero un po’ tortuoso

nel bosco che ha portato al posteggio della Malga Zannes, attraverso la Malga Dusler, dalla

quale si poteva ancora ammirare l’ultimo spettacolo delle Odle. Una foto di gruppo ha chiuso

degnamente la giornata montana.

In questa fase, la paura della pioggia, ha indotto diversi componenti del gruppo ad affrettarsi

nel rientro, avvenuto alla spicciolata. Fortunatamente, il cammino era abbastanza facile, visto

che non s’incontravano biforcazioni atte a creare dei disguidi di percorso.

La gita è piaciuta a tutti, senza se e senza ma, anche con il tempo nuvoloso! Sono contento di

questo gradimento poiché avevo sostenuto la proposta già lo scorso anno, nella convinzione

che raccogliesse un largo consenso.

Forse può apparire superfluo, ma ci tengo a far presente che la Val di Funes è un esempio da

imitare di saggio mantenimento di una natura meravigliosa, con meno movimento di auto e la

riscoperta del “traffico lento”.

Giorgio

 
PASSO ROLLE: ESCURSIONE AL CRISTO PENSANTE
Scritto da Redazione   

Domenica 1 Agosto 2010

Una rara fortuna ha reso la nostra giornata dolomitica indimenticabile. Le guglie delle Pale di San Martino

si stagliavano nel cielo azzurro intenso e le macchie di neve perenne brillavano come cristalli sotto il sole.

Dal terrazzo del Rifugio Segantini tutto questo era a nostra disposizione per ammirare in silenzio

la natura incantata in modo eccezionale. Tale visione è stata “ghermita” da tanti apparecchi e cineprese per

tenerle sottomano quando ci sarà il desiderio di riviverle.

 

 

In questo affascinante  ambiente, le mucche, nobili protagoniste dei vasti prati circostanti, osservano il passaggio

di tanti alpinisti che si spingono in tutte le direzioni. E avvertono l’intenso via-vai non poco stupite, pensando ai

dolci e placidi tramonti, quando i loro campanacci sono le uniche voci del pascolo.

Da Passo Rolle, a sera, parte tutta la comitiva, soddisfatta ma stanca a parte qualcuno che ha fatto uso ripetuto

di “mezzi viaggianti” e panche di sosta col pretesto di centellinare il percorso per meglio esclamare: “che meraviglia, stupendo, viva il Gruppo Micologico…”.

MOLI

Aggiungo le mie impressioni sul percorso in programma la cui meta era la cima del Monte Castellazzo, sul quale

 l'anno scorso era stata posta la statua del “Cristo Pensante”. Pino Dalla Sega,  partecipando ad una gara di

orienteering a Varsavia nel periodo buio del comunismo esasperato degli anni ottanta, vede su una bancarella

una statuina di legno raffigurante un Cristo deposto dalla croce con un'espressione pensante. Porta a casa la

statuina e dopo alcuni anni, aiutato  dal Direttore dell' APT della Val di Fiemme, del Primiero e con  il coinvolgimento della popolazione, riesce a dare corpo al progetto di installare sulla cima del Monte Castellazzo,  roccaforte italiana occupata poi dagli  austriaci, una statua raffigurante quel Cristo, vicino una grande croce in ferro a monito di pace.

La statua è in marmo bianco  di Predazzo detto “Predazzite”.

 

 

Per la corona di spine hanno utilizzato il filo spinato ritrovato lungo i pendii del monte, dove si trovano

anche gallerie, grotte e trincee che testimoniano il suo passato.

Voglio segnalare la targa ai piedi della statua con un pensiero di Madre Teresa di Calcutta: “Trova il tempo

per pensare. Trova il tempo per pregare. Trova il tempo per sorridere”. Dopo aver fatto alcune personali

riflessioni su un prato in declivio, il nostro sguardo è stato catturato dalla maestosità del panorama.

Ridiscesi, abbiamo imboccato il sentiero che porta alla baita Segantini dove il gruppo si è diviso a secondo delle

proprie forze. Alcuni, con il pulmino o a piedi hanno raggiunto il Passo Rolle, i meno stanchi hanno ridisceso il

sentiero che porta in Val Venegia, tagliando i tornanti per rendere meno monotona la strada forestale e per

ammirare la fioritura di questa area a “Protezione integrale” del Parco delle Pale di S. Martino, considerato il

suo giardino, con piante e fiori rari come le “stelle alpine” e il “rododendro bianco”, accompagnati dalla catena

di queste spettacolari cime, considerate dai viaggiatori dell'ottocento tra le più belle montagne del mondo.

 

 

Un merito alla nostra regione che ne ha impedito lo sfruttamento turistico con impianti di risalita, come è stato

nel Primiero.

MARINELLA

 
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