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CIASPOLADA SUL MONTE BALDO 2010
Scritto da Redazione   

Ciaspolada sul Monte Baldo
domenica 28 febbraio 2010

La domenica in questione era caratterizzata da un tempo triste e plumbeo: giornata perfetta per incoraggiare la gente ad andare sui campi di neve?!
Quando siamo arrivati a Malcesine per prendere la funivia, Teresa ed io ci siamo tuttavia riconsolati vedendo che alla stazione di partenza c´era diversa gente che andava a sciare.
Prima di fare il biglietto per salire in funivia ci siamo iscritti alla “ 16° scarpinada con racchette da neve “ e ci sono quindi stati consegnati i pettorali con i rispettivi numeri.

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Durante il viaggio di andata eravamo con Carmen Santorum, Caterina Messina, Antonia Paroldo e Giuseppina Morandi, arrivate poco prima di noi alla stazione della funivia.
Alle 11:05, ora di arrivo sulla cima del "Baldo", pensavamo di trovare qualcuno dell´organizzazione della gara che ci indicasse dove poterci radunare in attesa della partenza, ed anche per raggiungere la casermetta del GAM con le ciaspole, poiché solo Teresa ed io le avevamo.
Ognuno di noi si è perciò preoccupato di chiedere informazioni, perché qualcuno ci dicesse dove andare; non trovando nessuno, ci siamo arrangiati a raggiungere la casermetta
da soli. La maggioranza dei partecipanti era già pronta per la partenza, stabilita alle ore 11:30 e già nell'aria si sentiva un particolare entusiasmo agonistico.
Iniziando il tragitto ci siamo un po´ sparpagliati e sono partito con Caterina la quale aveva preso a noleggio le ciaspole, purtroppo con gli agganci difettosi, così le ho dato una mano a riagganciarli un paio di volte. Lungo il percorso abbiamo visto che le altre compagne di gara avevano iniziato il tragitto approfittando di una scorciatoia : cosa non permessa.
Dopo un tratto di duecento metri Caterina, Pina e Antonia hanno deciso di rientrare alla base. Ho proseguito con Carmen, che non aveva le ciaspole e, con grande "spirito di abnegazione", orgogliosamente, siamo arrivati ultimi"! C´è stato un momento in cui abbiamo temuto il peggio - arrivare penultimi - ma un signore dello staff organizzativo che stava raccogliendo le bandierine che delimitavano il percorso, ci ha superati a un chilometro dall´arrivo, dove ci è stata consegnata una coppa :  io pensavo fosse per gli ultimi arrivati ed invece riguardava la partecipazione del "Gruppo Micolgico “ di Riva".

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Abbiamo mangiato un cibo ottimo ed economico, preparato dai membri del GAM che hanno regalato a tutti i partecipanti anche un berretto azzurro con la scritta "La Scarpinada". Fortunatamente la giornata così nuvolosa non è stata accompagnata dal vento, solitamente presente sul Monte Baldo, pertanto la temperatura era accettabile.Durante il viaggio di ritorno si è rivista Teresa, la quale aveva preferito, durante la giornata, accompagnarsi ad alcune amiche che non vedeva da qualche tempo.

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Giorgio Italiano

 
IL FIUME SARCA E LE MAROCCHE
Scritto da Redazione   

Domenica18 aprile 2010.

Cronaca di una interessante passeggiata lungo il Sarca e sulla vecchia strada delle Marocche nel comune di Dro.

Il filo conduttore ci è dato dal volume “La via al castello” di Monica Ronchini, Renato Turrini e Marialisa Viaro,

nell'ambito del progetto “le antiche strade del Basso Sarca” a cura del MAG (Museo Alto Garda).

E' una domenica con cielo coperto e piovigginoso ma con successivi sprazzi di sole.

L'appuntamento del Gruppo Micologico “Don Porta” è nei pressi di Maso Trenti ed il gruppo (una trentina di partecipanti)

è accompagnato dalle nostre Marialisa e Marinella. Ci fa da guida il vice presidente della locale sezione pescatori Elio

Matteotti.

Ci inoltriamo per il primo tratto lungo la stradina sterrata che affianca il Sarca. Osserviamo i resti di Archeologia

Industriale elettrica costituita dalla centrale di Dro, ora dismessa salvo per una piccola turbina ancora in funzione

alimentata dall'acqua destinata ai consorzi irrigui. Appare ancora imponente l'edificio di pietra composta da due corpi

affiancati con tetti a due spioventi; sul frontone sud campeggia la scritta scolpita nella pietra che ricorda

l'inaugurazione ufficiale del complesso idroelettrico alla presenza del principe ereditario Umberto di Savoia

il 18 maggio 1924.

Proseguiamo passando nei pressi di quello che resta del complesso idroelettrico con la condotta forzata.

 

 

Entriamo poi nel “mare sassoso” delle Marocche raggiungendo il lago Solo. Aldo Gorfer, nel suo volume “Le Valli

del Trentino” lo descrive come “Il fondo di un catino desertico”. E' classificato come un laghetto di frana. Qui

effettuiamo una sosta dove Marialisa ci illustra la genesi e le caratteristiche delle Marocche, fenomeno che interessa

 il solco del Sarca in questa zona, dovuto al distacco di più frane durante i millenni dai monti Brento e Daino.

 

 

Questo paesaggio caratteristico ed unico, formato da una pietraia con massi di grosse dimensioni, si estende per oltre 14 kmq.

Riprendiamo il cammino e, percorrendo il sentiero, sbuchiamo sulla S.P. 84 per la Valle di Cavedine; attraversato

questa, ci inoltriamo attraverso i filari di meli in fiore fino alla forra del rio Salagoni e alle fontane dell'Albanella, attraverso

uno tratto della “ Via al Castello”. Sopra domina il tutto il Castello di Drena. E' qui la 2° parte della lezione di Marialisa

su “campi coltivati, acqua che sgorga intermittente ai piedi dei monti, la forra del rio Salagoni con la splendida cascata,

i muretti a secco”: una splendida lezione anche sulla flora locale, le orchidee, le piante caratteristiche di quell’ambiente,

con la particolare presenza, ai piedi della forra, di due splendidi salici piangenti.

E' mezzogiorno, il tempo è incerto; torniamo alle macchine e decidiamo di portarci al lago Bagatoi. Pranzo al sacco sulle

rive del laghetto; Orazio, con l'amico Gianni, esperto di lenza, riempiono un'invidiabile cestello di grossi pesci (con un’esca

infallibile o per la voracità delle trote).

Nel primo pomeriggio ha fatto capolino qualche sprazzo di sole e ci inoltriamo nella pineta di Dro intorno al lago per una

interessante passeggiata tra il pino nero, messo a dimora all’inizio del 19° secolo dal governo austriaco.

Nel secondo pomeriggio torniamo a casa, non prima di aver ringraziato Marialisa e Marinella, mentre il cielo si va rischiarando.

Carlo M.

 

 

 

 

 
CASTEL CORNO E MALGA CIMANA
Scritto da Redazione   

Domenica 9 Maggio 2010

Eravamo tanti, tutti molto interessati a visitare questo particolare maniero, in parte incassato nella

roccia ed in parte eretto su un “corno” naturale di calcare, staccatosi dal monte Biaena alla fine delle

glaciazioni.

Venne costruito dopo il 1000 in una zona già abitata da 9000 anni. In alcune grotte individuate durante

interventi di restauro furono trovati stanze, cunicoli e corredi funerari dell’Età del Bronzo Antico

(2200-1650 a.c.). La sua posizione permetteva il controllo e la difesa del territorio da invasioni ungare,

saracene, normanne.

Al 12° sec. risale l’inizio della costruzione del castello, arroccato come fortificazione a protezione e

dominio di nobili. La prima struttura era forse in legno (castelliere), in seguito successive costruzioni

sullo sprone roccioso e rifacimenti del 14° sec. lo dotarono di un’ardita scala a pioli retrattile e

torrette per appostamento difensivo per piccole guarnigioni e per uso militare non residenziale.

 

      

 

Le poche notizie che si hanno della rocca attestano che nel 1178 la primordiale costruzione

apparteneva ai Signori di Castelcorno, successivamente, come castello feudale del principato

vescovile di Trento il maniero fu affidato ai Castelbarco.

Fu a lungo conteso fra principe vescovo, famiglie nobili della zona tra cui i Lodron fino

a passare infine ai Lichtenstein si estinsero alla fine del 1700: cadde quindi in disuso e spogliato di

arredi e usato dagli abitanti dei paesi limitrofi come “cava da materiali” e pietre lavorate. La visione

del castello che si ha dal piazzale sottostante è stupefacente, completamente mimetizzata nella pietra,

con solide mura che lo difendono verso il fossato sotto il monte Biaena, varie porte di guardia,

sale del palazzo comitale, cisterna e scale di accesso scavate nella roccia. All’esterno del castello

 superiore, durante i restauri svoltisi fra il 1987 e il 2003 con disboscamento e consolidamento

della struttura, è stata posizionata una ripidissima scala in legno che porta alla struttura alta: essa

è assolutamente inviolabile e conserva ancora tracce della vecchia cucina, magazzini, pozzo e torri

di avvistamento.

 

 

 

Dalla sommità lo sguardo spazia su tutta la valle dell’Adige, da Castel Beseno, alla città di Rovereto

fino ad Ala con la visione di tutte le montagne intorno. Si respira un’aria cristallina,

diversa, ci si sente immersi nel passato mentre il nostro pensiero va a chi è riuscito ad ancorare

pietra su pietra sulla roccia viva, in modo così saldo che solo la mano rapace dell’uomo ha potuto

scalzare.

Lasciato il castello ci siamo diretti verso Malga Cimana nei pressi del lago di Cei, dove abbiamo

pranzato chi al sacco  chi alla Malga stessa e passeggiato nel bosco e nei prati che si stavano

risvegliando nella primavera. Nel ritorno, lungo la strada per Villa Lagarina, ci siamo fermati

al castello di Castellano trovando il proprietario che ci ha aperto la sua dimora e ci ha illustrato

la storia travagliata del castello.

MINISA E MARINELLA

 
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