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Micologi alle Regole di Castelfondo
Scritto da Redazione   

ESCURSIONE MICOLOGICA ALLE REGOLE di CASTELFONDO – VAL di NON

Giovedì 7 settembre 2017

Siamo partiti di buon ora per la val di Non, con la sorpresa che alla guida del pullmino c’era il nostro autista preferito, Marco e poco fiduciosi perché le previsioni meteorologiche preannunciavano pioggia. Durante il viaggio però il tempo si è prospettato migliore del previsto, fino ad arrivare al luogo di destinazione con un sole splendente. In prossimità dell’arrivo, alcune brillanti manovre di Marco ci hanno permesso, con l’ausilio del pullmino piccolo, di superare una strettoia del paese. Peraltro sapevamo del problema, visto che Ivano nei giorni precedenti era passato per un sopraluogo.  Giunti nel piazzale del ristorante “Arnica”, i partecipanti, tra cui spiccavano le nuove leve Alessandro (13 anni), Mattia (6 anni), Michele (10 anni) e Naomi (11 anni ), si sono incontrati con una guardia forestale del luogo, contattata precedentemente da Ivano, la quale ha illustrato le caratteristiche della zona ed i vari percorsi dove, a suo giudizio, avremmo potuto trovare dei funghi.

Si sono formati quindi dei gruppi che disperdendosi nei boschi, hanno percorso vari sentieri alla ricerca di miceti fino all’ora del pranzo e alcuni anche nel pomeriggio, fino alla partenza. I boschi si sono presentati molto facili da percorrere, ampi, luminosi e cosa più importante, ricchi di funghi di ogni tipo. I ragazzi, entusiasti della novità, continuavano a chiedere se il fungo trovato era commestibile o meno e, vista l’abbondanza di specie, si entusiasmavano, soprattutto quando hanno trovato qualche porcino, funghi del sangue e finferli: quest’ultimi più facili da riconoscere perché colorati.

Al termine della mattina, i ragazzi sapevano già i nomi dei funghi più comuni.Verso il mezzogiorno ci siamo ritrovati presso il ristorante, dove abbiamo pranzato e nel pomeriggio, Roberto ha provveduto ad esaminare il contenuto dei vari cestini, che hanno riservato sorprese notevoli per l’abbondanza di “brise” e “finferli”.

Come sempre ha coinvolto i presenti spiegando e facendo osservare con attenzione alcune caratteristiche di funghi commestibili e non, raccomandandosi che nel dubbio, non si consumino. Nel ritorno, su indicazione sempre di Marco, ci siamo fermati nella famosa gelateria “Serafini” di Lavis, dove abbiamo gustato un ottimo gelato per concludere in dolcezza una splendida giornata.

Ilda

 

 
Rifugio Taramelli - Pozza di Fassa
Scritto da Redazione   

ESCURSIONE AL RIFUGIO TARAMELLI

Giovedì 24 agosto 2017

Partenza in bus di buonora per la val di Fassa; dopo una breve sosta all’hotel Tenz, ripartiamo per Pozza di Fassa. Subito prima di Soraga il traffico ci fa perdere più di un’ora per arrivare a Pozza, zona Meida. Qui vengono a prenderci due bus navetta che ci portano in una decina di minuti, percorrendo il primo tratto della val S. Nicolò, alla Malga Monzoni.

Due intrepidi camminatori hanno fatto il tragitto a piedi. Lungo la strada molte sono le auto ferme ai lati e nei pressi dei boschi ed anche lungo la strada sterrata ci sono molti turisti in cammino. La Malga è “invasa” da molte persone e pertanto prendiamo subito il sentiero per il Rifugio Taramelli. Alcuni, ad un bivio, prendono il percorso che porta al Rifugio Vallaccia (m.2.275 ) e ci raggiungeranno più tardi al Rifugio Taramelli ( m.2.046 ) meta della nostra escursione.

Altri salgono ai 2.820 della lontana Malga Monciogn Alta. Dal rifugio, dopo il pranzo, un gruppetto raggiunge, in circa 30 minuti di salita, il Lago delle Selle per poi tornare a piedi fino a Pozza. Questo piccolo rifugio, gestito da volontari dalla SAT, è uno dei pochi rimasti che hanno mantenuto le caratteristiche dei vecchi rifugi, mentre la maggior parte si è trasformata in Malghe – Ristoranti.

Durante la prima guerra mondiale, essendo sulla linea del fronte, servì come comando austriaco ed ospedale da campo. Torquato Taramelli, al quale è intitolato il rifugio, fu geologo dell’Univesità di Pavia e volontario garibaldino.

La bella giornata ci ha permesso di godere della tranquillità e della frescura del luogo, facendoci scordare la calura dei paesi in valle.

Edoardo

 

 
Monte Cavone - Tires 2017
Scritto da Redazione   

ESCURSIONE A S. CIPRIANO DI TIRES - MONTE CAVONE

Domenica 6 Agosto 2017

Domenica mattina, dopo la sveglia all’alba, siamo partiti in direzione Alto Adige. Arrivati a Tires, ai piedi del Parco Naturale Sciliar-Catinaccio,

la nostra prima tappa è stato il Centro Visitatori: è un luogo molto suggestivo dove è stata ricostruita una antica segheria veneziana e riproposta gli ambienti in cui si viveva una volta.

Le casette del Centro sono arredate con mobili in arte povera. Interessanti anche una serie di vipere in vaso (con le caratteristiche per il riconoscimento di quelle pericolose) e la fauna dei monti vicini con la riproduzione del canto di alcuni uccelli.

Dopo la visita, ci siamo incamminati sul sentiero che conduce a Malga - Hotel Velseck. Nel bosco si sentiva il profumo di resina, si respirava aria pulita e i prati erano ricoperti di fiorellini gialli. Lungo il tragitto abbiamo visto anche un piccolo stagno, dove ci siamo fermati per fare qualche foto. Dopo circa un’ora e mezza di cammino siamo arrivati alla Malga. Il tempo stava cambiando. Prima che il tempo peggiorasse, sono riuscita a scattare qualche foto ad un laghetto con ninfee che si trovava nella vicinanze.

Dopo il pranzo, avendo già cominciato a piovere, ci siamo coperti bene e con mantelle ed ombrelli ci siamo incamminati verso il paese di Tires, dove ci attendeva il nostro pullman. Dato che, a causa del brutto tempo la gita è finita prima, Marinella ci ha proposto di fermarci sulla strada del ritorno nel paese di Castelrotto. Dopo la visita al caratteristico paesino altoatesino siamo ripartiti per tornare verso casa. Nonostante la pioggia, è stata una piacevole giornata in compagnia di persone simpaticissime.

 

Renata Nave



 

ESCURSIONE ALLA CIMA DEL MONTE BALZO

Giornata che non prometteva bel tempo, un po' nuvolosa, che però ci ha permesso di portare a termine la nostra escursione, fino alla meta del Monte Balzo. Il pullman ci ha lasciati a Bagni di Lavinia Bianca e da li abbiamo preso il sentiero che ci ha portato al rifugio Monte Cavone (m. 1734), mentre un altro gruppo ha intrapreso un percorso alternativo. Il Rifugio è situato su un prato circondato da una piacevole vegetazione di abeti rossi e larici, zona amena e riposante; è incastonato tra l'Alpe di Siusi, lo Sciliar e il Catinaccio e lo sguardo spazia sulle Torri del Vajolet e sul Latemar : una veduta mozzafiato.Qualcuno di noi aveva bisogno di rifocillarsi,altri solleciti, avendo visto il cielo plumbeo promettente pioggia, hanno continuato il percorso con passo spedito verso la Cima del Monte Balzo a 1827 metri. Dalla croce del monte si schiude una sorprendente vista sulla Valle Isarco, Bolzano, Castelrotto, Altipiano di Fiè, Catinaccio e Latemar.Qualche goccia di pioggia cominciava a scendere “Benedetta pioggia in una estate siccitosa”. Rapidi e celeri abbiamo intrapreso il sentiero di ritorno. Ci siamo attrezzati perché poi infuriava un forte temporale con lampi, tuoni e saette ; siamo arrivati a destinazione bagnati fradici, ma nel cuore la gioia di aver assaporato le bellezze di questi luoghi unici.

Paola Zendri

 

 
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