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Plose Bressanone 2016
Scritto da Redazione   

ESCURSIONE NATURALISTICA – PLOSE DI BRESSANONE

Domenica 24 luglio 2016

La Plose è un gruppo di tre cime, la quota della maggiore (cima Gabler) è di 2.576 m. La montagna paradiso dello sci invernale Ski area con ben 42 km di ottime piste sorge e domina dall'alto la città di Bressanone, in alta Val d'Isarco in  provincia di Bolzano. In estate la zona offre numerosissimi sentieri per escursioni adatte a persone di ogni età, visto che in quota è possibile salire sia in auto sia con funivia. Noi siamo saliti col pullman fino alla zona di arrivo di Valcroce a 2050 m. La gradualità del viaggio ha permesso una buona acclimatazione e siamo giunti all’inizio del raggruppamento di vari sentieri. Il più importante è la via panoramica delle Dolomiti che collega la zona Plose al passo delle Erbe, posto sotto le meravigliose cime del Sass Putia 2875m. e delle Odle, e del Sass Rigais 3025m.

Qui il gruppo si è diviso: alcuni hanno seguito la via impegnativa del Gabler che, con i suoi 2.576 metri di altezza, domina la città di Bressanone.

Il gruppo della Plose è formato da diverse cime, tra cui il monte Telegrafo (2.486 m), il monte Gabler (2.576 m), il monte Fana (2.547 m) e  cima colle Plose (2.445 m). La vista a 360° consente una panoramica unica ed incredibile sulle montagne adiacenti.

Altri hanno seguito il sentiero che porta alla RossAlm, bel punto di ritrovo di “tutto il mondo”, attraverso un percorso originale dedicato in particolare ai giovanissimi, chiamato “WoodyPark”.

Lungo questo sentiero troviamo pregevoli sculture lignee (coccodrillo, serpente, scivoli, civette e scoiattoli) ed un carro porta legna intagliato.

Ognuno di noi si è divertito con questi “giochi” soprattutto Minisa con la zattera sullo stagno ed altri che hanno fatto il percorso Kneipp tra sassi, sassolini e acqua gelata. Da un punto panoramico nei pressi del Rifugio abbiamo ammirato le Odle in tutta la loro possanza.

Nel pomeriggio, prima di ritornare al pullman, il gruppo degli “arditi” ci ha raggiunto al WoodyPark ed insieme abbiamo gustato i dolci e lo yogurt coi frutti di bosco accompagnati dal suono dei classici “tromboni” altoatesini.


Minisa e Giorgio.

 

 
Escursione da Plan a Passo Gardena 2016
Scritto da Redazione   

ESCURSIONE A SELVA, PLAN, PASSO GARDENA

3 luglio 2016

Dopo la partenza da Plan, a nord di Selva Gardena (1563 m.), sotto un cielo plumbeo, abbiamo iniziato un sentiero che si snoda subito in ripida salita verso il Plan de Gralba. Da qui, scelto il 657 e poi il 653, con percorso alternato fra rocce e mughi a mezza costa sotto le ripide rupi del gruppo del Sella, siamo saliti fino al passo Gardena (2121 m.), punto ove quasi tutti sono arrivati in circa tre ore di generoso cammino.


Terminata la pausa pranzo al passo Gardena, con il miglioramento del tempo, alcuni ardimentosi riprendono quota per arrivare fin sotto le forcelle del Gruppo del Cir a 2295 m., ove oltre al panorama eccezionale sul gruppo Sella, Sassolungo e Pordoi, è stato possibile (per un breve tempo di schiarita) fare alcune foto.

Quindi si ritorna a valle con altro sentiero, il 654, per il previsto ritrovo al paese di Selva Gardena. Nella discesa, durata circa due ore, il dislivello di quota misurata è di oltre 700 m.

Nella stessa giornata, lungo il percorso abbiamo incrociato sulla la S.S. delle Dolomiti di Sella i corridori partecipanti alla 30esima edizione della Maratona delle Bici/Dolomiti, organizzata con partenza e arrivo a Corvara in val Badia.

Sono 138 km ad anello, con transito per ben 5 passi: Sella, Gardena, Falzarego, Campolongo e Giau.

Edoardo

La gita di oggi ha voluto tener fede ad uno degli scopi della nostra Associazione “Conoscenza e protezione della Flora Alpina” e l’osservazione dei prati che abbiamo percorso ne è una testimonianza.

E' stato un susseguirsi, da parte di diverse socie e soci, di inchinarsi per meglio fotografare quei piccoli capolavori della natura che sono i fiori spontanei che vanno dal bordeaux della Negritella (che profuma di cacao), al viola della Campanula di Monte, al Bosso strisciante, all'aerea Barba di Becco, al piccolo Raponzolo, alla cupola di semi della Pulsatilla sulphurea.

In un avvallamento, vicino ad un masso, tra altri fiori spicca un gruppo di Aquilege di diversi colori, dal viola, all'azzurro, dal rosso e al rosa.


I prati fioriti sono una miniera di biodiversità, prezioso alimento di specie diverse: piccoli insetti, api, uccelli e mammiferi che favoriscono l'impollinazione dei fiori.

La nostra Regione ha attivato un programma di protezione ambientale e di informazione per la salvaguardia di questi ecosistemi e si notano già alcuni risultati tanto che le persone ammirano i fiori, li fotografano e raramente li raccolgono.

MARINELLA

 

 

 

 

 
Escursione in Val Canali 2016
Scritto da Redazione   

ESCURSIONE IN VAL CANALI

Domenica 19 giugno 2016

Mentre aspettavo il bus (all’entrata dell’autostrada Trento-Centro) che proveniva da Riva del Garda, ho guardato più volte il cielo con la sua nuvolosità estesa per prevedere quale evoluzione potesse avere nel corso della giornata.

All’arrivo del pullman, ho notato con piacere che a guidarlo c’era Marco, che porta sempre un’aria di allegria con le sue esternazioni e canti vari.

Dopo aver sistemato lo zaino e gli scarponi nel bagagliaio, sono salito e mi sono accomodato nel posto riservato ai “problematici del mal d’auto”!!!

Durante il viaggio Marinella, in qualità di capo gita, ha dato una serie di informazioni sulla mèta finale del viaggio. Dopo un paio d’ore da Trento si decide di fare una pausa all’”Osteria Ponte Serra” di Lamon.

Dopo una lunga pausa per la colazione, abbiamo ripreso il viaggio dirigendoci verso il “Passo Cereda” per poi deviare verso la “Val Canali”.

Marco con il suo pulmino ci ha lasciato in uno slargo della strada che portava al Ristorante “Cant del Gal”.

La passeggiata, molto pianeggiante, è stata prevalentemente fatta sull’asfalto ed è durata un’oretta per quasi tre chilometri.

Arrivati al bivio del “Cant del Gal”, un gruppetto di compagni di viaggio ha preso la direzione (a sinistra) per la “Malga Pradidali” (è un rudere) mentre con gli altri ho proseguito, a destra, per la “Malga Canali”. La strada forestale era un po’ in salita ma non da faticare. Con comodo, abbiamo raggiunto in poco più di mezz’ora la malga.

Appena giunti in loco, è stato possibile ammirare lo scenario unico della testata della Val Canali in cui spiccano le cime dolomitiche del Lastei, del Coro e del Sass d'Ortiga.

Ci siamo accomodati all’esterno per cercare di fare un pasto frugale perché la malga sembrava tutta prenotata. Ma, all’arrivo del gruppetto di compagni di gita che avevano intrapreso con Marinella il “giro largo”, abbiamo scoperto, con grande piacere, che le prenotazioni interne erano per il nostro gruppo, perciò ci siamo accomodati e goduti le specialità gastronomiche che il locale offriva.

Al termine del gustoso pasto, nell’uscire dalla malga, abbiamo dovuto indossare le giacche a vento per la pioggia che ci ha accompagnati fino al “Cant del Gal” dove ci aspettava l’amico Marco con il suo pulmino.

Sulla strada del ritorno ci siamo fermati alla Villa Welsperg (aveva smesso di piovere) con l’intento di visitarla, ma l’orario di apertura (alle ore 15:30) non ci ha permesso di attendere oltre.

Abbiamo fatto una passeggiatina fino al magnifico laghetto Welsperg

che si è prestato per una sosta e per varie fotografie, dopo di che abbiamo proseguito fino a Fiera di Primiero dove ognuno per proprio conto ha visitato il paese in attesa del definitivo rientro alle proprie abitazioni.

Poco prima di partire ha ripreso a piovere con una certa insistenza, tanto che, per buona parte del ritorno, la pioggia ci ha accompagnati fino alle porte di Levico.


Qualche notizia sulla storia della malga.

Proprietà, in passato, dei Conti Welsperg, situata a 1307 m. in un ampio spazio prativo a monte dei Pradi Canali, appartenente oggi al Parco Naturale di Paneveggio, la malga è costituita da un ampio fienile con stalla, accanto al quale sorge una casèra, costruzione adibita principalmente alla conservazione del latte fresco e alla caseificazione, riedificata più volte e adibita a locale agrituristico.

 

Giorgio Italiano


PARCO NATURALE PANEVEGGIO
VAL CANALI


La val Canali rappresenta l'accesso meridionale al gruppo delle Pale di San Martino, considerate dai viaggiatori del “Gran Tour” dell'ottocento, le più belle montagne del mondo.
La Valle é stata percorsa anche da Attila che, dall'alto, spaziando lo sguardo sulle immensa foresta di abeti rossi e bianchi, l'ha chiamata “Foresta nera”.
Percorrendo il sentiero che, ad anello, porta dal "Cant del Gal" alla Malga Canali, passando per il rudere della Malga Pradidali, abbiamo constatato che l'acqua è una delle protagoniste di questa zona con i suoi impetuosi torrenti e rivoli.
Lungo il sentiero che dal laghetto porta a Transacqua, troviamo un interessante sistema di drenaggio per l'utilizzo dell'acqua del rio Cereda verso la Centrale sottostante.
L'impianto Boaletti fu uno dei primi in Italia. Costruito nel 1903, negli anni Cinquanta cedette il passo alla nuova Centrale di Castelpietra, non riuscendo più a soddisfare la maggior richiesta di energia.
Nel 2004 inizia uno studio su questo sito recuperandolo e valorizzandolo, inserendolo nel percorso didattico-naturalistico “Da Tonadico-al Cimerlo sul cammino della storia”.
Devo dire che, vedendolo e leggendone il funzionamento sui vari “Totem”, l'ho trovato interessantissimo ed affascinante.
Questo lato del Parco di Paneveggio, poco conosciuto dai trentini, non è da meno della parte di Pinzolo – Bellamonte - val Venegia e sono contenta d'averlo proposto come gita naturalistica.

MARINELLA

 

 
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